Nell’Hastings Center Report un articolo chiede se sia etico dosare l'assistenza sanitaria per mezzo di disagi e burocrazia. In altre parole, dato che tutte le società devono razionare l'assistenza sanitaria in un modo o nell'altro, è sempre etico tener lontane le persone da un'opzione sanitaria che non si vuole promuovere rendendola più disagevole? Ad esempio, cosa succederebbe se i medici dovessero utilizzare un procedimento molto lungo per prescrivere un farmaco di marca o se i medici del pronto soccorso dovessero seguire procedure di ammissione molto gravose per i pazienti non in emergenza?

Questo articolo è arrivato in un momento interessante per me, perché recentemente mi è stato chiesto di fornire supporto informale a una donna che chiamerò Millie, che [...]

[...] dipende dall'assistenza pubblica e si è trasferita dalla sua casa nello Stato di New York alla mia comunità in Pennsylvania. Nonostante abbia letto molto su cosa significhi essere poveri in America oggi, sono rimasto sconvolto dai disagi nella vita quotidiana di Millie (e stupito dal modo in cui se la cavava con burocrazie che mi avrebbero ridotto in uno stato di balbettante idiozia).

Millie è sulla cinquantina con molti problemi di salute, tra cui il diabete e l’epatite C. Aveva speso i suoi ultimi dollari per traslocare le sue cose nella nuova casa; si era trasferita in Pennsylvania per vivere con parenti che avevano insistito nell'invitarla, ma che si rivelarono interessati solo alla sua indennità di disabilità. La gestione della casa era caotica e pericolosa e tutti fumavano. I problemi immediati di Millie erano trovare un sussidio per l’alloggio ed il modo per trasferire le sue cose, ottenere che le sue molte prescrizioni mediche fossero accettate nel nuovo stato, trovare nuovi medici e rimettere in sesto le sue cure. Doveva farlo senza un’auto, senza la carta di credito e senza un conto corrente.

Oltre alle ore che Millie ha passato ad occuparsi di questi problemi, la sua vita quotidiana presentava dei disagi. Vivendo a diverse miglia da un discreto negozio di generi alimentari, doveva acquistare presso la bottega locale, la cui limitata offerta non era l'ideale per chi soffre di diabete. Senza una macchina o i soldi per chiamare un Uber, avrebbe dovuto usare i mezzi pubblici per fare acquisti in negozi di alimentari migliori, ma questo avrebbe occupato gran parte della sua giornata. Ritirare le prescrizioni presentava problemi simili.

In breve, quello che ho imparato da Millie è quanto tempo si spreca e quanti disagi si debbano affrontare se si è poveri. Essere poveri è praticamente un lavoro a tempo pieno. Essere poveri con malattie croniche sono due lavori a tempo pieno.

Ciò è particolarmente preoccupante a causa di una teoria, divulgata dai ricercatori della Wharton School of Business, secondo cui le persone povere sono spesso così preoccupate delle sfide della vita quotidiana che hanno meno "larghezza di banda" con cui fare buone scelte. Gli autori dell'articolo dell’Hastings Center Report non ignorano questo problema. Sono preoccupati che i processi di razionamento non siano regressivi, cioè che non svantaggino chi è povero. Ma ritengono che il razionamento attraverso i disagi sia meno regressivo rispetto, ad esempio, al controllo delle prestazioni attraverso la condivisione dei costi. "Tutti hanno ventiquattro ore al giorno, un'attenzione limitata e un corpo che può essere in un solo posto alla volta." Gli autori riconoscono che il razionamento tramite il disagio deve essere usato con parsimonia, ma alcune delle loro soluzioni sembrano limitarsi a generare ancora più documenti cartacei: "In alcuni casi, la riduzione del disagio sarebbe fattibile ed appropriata."

Potete immaginare quanto tempo ci vorrebbe per compilare la domanda per tale riduzione? Razionare attraverso la condivisione dei costi o altri mezzi finanziari può essere reso più semplice, meno regressivo, esentando le persone che hanno già presentata la documentazione per essere idonei per Medicaid, SSI e così via, e hanno già il documento per dimostrarlo.

Gli autori dell'articolo dell’Hastings Center Report non prendono di mira solo i pazienti nel loro articolo; propongono "gomitate negative" che agiscano su tutti gli attori del sistema sanitario. Ma dal momento che le persone povere ricevono già una cattiva assistenza sanitaria e vivono in ambienti meno sani, e dal momento che le loro vite sono già gravate da disagi, dobbiamo essere certi di non aumentare questa disuguaglianza.

La dottoressa Dena S. Davis, membro dell’ Hastings Center, è esperta in salute e professoressa di bioetica e studi religiosi presso la Lehigh University. Una versione di questo commento è apparsa originariamente sul suo blog, Bioethics and Other Stuff.

vai all'articolo originale: >> Being Poor Is a Full-Time Job By Dena S. Davis