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Il mese scorso, le Hawai sono diventate il settimo stato, con il Distretto di Columbia, a legalizzare il suicidio assistito dal medico.

Simile ad alcune delle altre leggi statali, l’Our Care, Our Choice Act delle Hawai permette agli adulti competenti con una malattia terminale e una diagnosi di meno di sei mesi di vita, di ottenere una prescrizione letale da utilizzare per togliersi la vita.

I sostenitori affermano che la nuova legge, oltre a dare ai pazienti una modalità di controllo, autonomia e dignità, contiene anche rigorose garanzie. Nonostante queste affermazioni, la legge delle Hawai, come il suicidio assistito legalizzato in generale, solleva [...]

[...] implicazioni preoccupanti per il livello di cure e per la trasparenza. Evidenzia inoltre l'immenso potere di un gruppo di pressione, Compassion & Choices, per politicizzare strategicamente il linguaggio e controllare la discussione pubblica per far sembrare che il cambiamento legale derivi da un coerente cambiamento sociale piuttosto che da azioni orchestrate.

La terminologia è importante: inquadrare una prescrizione letale come un'alternativa praticabile e persino desiderabile per affrontare le carenze nelle cure palliative e hospice nasconde che "cura" e "scelta" significano fornire ai pazienti vulnerabili un farmaco per porre fine alla loro vita. In base al criterio medico prevalente, i pazienti che riferiscono di sentirsi depressi, un peso per gli altri, tagliati fuori o senza speranza, o che stanno lottando con la gestione delle loro condizioni di salute, normalmente farebbero scattare l'intervento per affrontare i fattori di rischio del suicidio. Tuttavia, l'uso del linguaggio eufemistico da parte dei gruppi di pressione potrebbe modificare in modo progressivo il modo in cui i medici e i professionisti della sanità pubblica rispondono ai pazienti che esprimono pensieri suicidi.

Comprendere le condizioni psicologiche del paziente è importante perché la ricerca svolta in Oregon ha rilevato che i pazienti che prendono in considerazione il suicidio assistito hanno preoccupazioni relative alla perdita di autonomia, alla capacità di impegnarsi in attività che rendono la vita piacevole e alla perdita della dignità.

(Contrariamente alla credenza popolare, il dolore estremo non è un fattore sostanziale nelle decisioni dei pazienti per chiedere il suicidio assistito.)

Secondo la legge delle Hawai, tuttavia, un paziente può ottenere una consulenza tramite il servizio di telesanità. Mentre la telemedicina promette di ridurre i costi e aumentare l'efficienza per affrontare altri problemi di assistenza sanitaria, bisognerebbe soffermarsi a considerare la sufficienza e l'etica di una consulenza a distanza con i pazienti per discutere le loro motivazioni e valutare i potenziali problemi.

Non concordo con ciò che vedo come requisito formale. Sembra una protezione, ma non è progettato per affrontare i problemi di fondo come la depressione di un paziente e se possa essere alleviata. I pazienti che affrontano preoccupazioni psicologiche, sociali o esistenziali meritano compassione sotto forma di rassicurazione, sostegno sociale e soluzioni pratiche per affrontare il sentirsi di peso per gli altri. La necessità di rapporti e conferme durante tutta la vita si traduce nel sapere che siamo importanti e amati - e in particolare quando siamo più vulnerabili, quando abbiamo bisogno di assistenza da parte degli altri.

Il dottor Herbert Hendin e la dottoressa Kathleen Foley hanno forse dato una formulazione migliore: i pazienti hanno disperatamente bisogno di sollievo dal disagio mentale e fisico e, senza tale liberazione, preferirebbero morire.

Per alleviare l'angoscia dei pazienti è necessario supportare il sistema medico e creare standard di cura che diano ai medici il tempo e il relativo compenso per affrontare la disperazione e l'ambivalenza del paziente, offrire soluzioni e inviarli a specialisti competenti.

A causa della struttura della legge delle Hawai, è difficile sapere come i medici possano consigliare i pazienti sulle alternative e valutare le capacità decisionali dei pazienti. Come in Oregon, il Dipartimento della Sanità dello Stato delle Hawai raccoglierà un numero limitato di documenti che sono confidenziali e non sono accertabili legalmente. Mentre ciò protegge la privacy del paziente, la mancanza di trasparenza mina qualsiasi reclamo che confuti l'abuso: semplicemente non si può sapere il contenuto di queste conversazioni. Si ha accesso solo a un ristretto numero di conversazioni mediche private pubblicate sui media, ciò ha spinto i critici ad affermare che scarse registrazioni consentono ai pazienti di prendere contatti con più medici e di avere brevi discussioni formali.

Come società, dovremmo essere scettici nei confronti di una pratica nata da gruppi di pressione e basata su un linguaggio politicizzato per modificare nell’essenza il ruolo tradizionale del medico e la norma della cura. Ipotizzo che le "rigorose garanzie" delle Hawai siano vuote promesse.

 

vai all'abstract: Hawaii’s New End-of-Life Law: Do the Additional Safeguards Withstand Scrutiny?  By Katherine Drabiak assistant professor in the College of Public Health at the University of South Florida 

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Redazione: Daniela Cattaneo, Emanuela Porta, Lea;  

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