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Un recente studio suggerisce che le famiglie dei malati terminali di cancro possono essere più soddisfatte del trattamento di fine vita che i loro cari ricevono se coinvolge l’assistenza hospice.

I ricercatori hanno esaminato i dati delle interviste a 1.970 membri delle famiglie di pazienti oncologici deceduti. I pazienti avevano tutti un cancro avanzato al polmone o colonrettale, e circa la metà aveva ricevuto assistenza hospice.

Lo studio ha rilevato che l’hospice è stato associato ad un miglior sollievo dai sintomi, al raggiungimento degli obiettivi di controllo del dolore e alla qualità dell’assistenza terminale. Le famiglie dei pazienti che hanno ricevuto almeno 30 giorni di assistenza hospice hanno riferito esiti di una più elevata qualità di vita.

Molte persone pensano all’hospice come a qualcosa che dovrebbe essere riservato solo al reale termine della vita, hanno detto il co-autore, il dottor Alexi Wright della Harvard Medical School e Dana-Farber del Cancer Institute di Boston.

"Mentre i nostri risultati suggeriscono che quanto più precoce è [...]

[...]  il coinvolgimento hospice tanto migliore è la gestione dei sintomi, la riduzione del dolore e la qualità delle cure, con una maggiore probabilità che i pazienti ricevano le cure che desiderano nel proprio ambiente" il dr. Wright ha aggiunto via e-mail.

I ricercatori nella loro relazione online, ora pubblicata dal Journal of Clinical Oncology, annotano che i pazienti con cancro avanzato spesso sperimentano dolore, difficoltà di respirazione e angoscia alla fine della vita e l'utilizzo di terapie intensive ospedaliere durante i loro ultimi giorni.

L’hospice offre un approccio alternativo incentrato sul comfort e spesso fornisce assistenza in un ambiente domestico che molte famiglie potrebbero preferire.

Per vedere come l’hospice influenzi il modo in cui le famiglie percepiscono la cura dei pazienti, i ricercatori hanno confrontato le risposte di interviste a familiari di pazienti seguiti dall’hospice con le risposte da parte di membri di famiglie di pazienti simili che non avevano ricevuto l’assistenza hospice.

Lo studio ha evidenziato che, mentre le famiglie dei pazienti hospice hanno riferito più dolore rispetto alle altre famiglie, le persone del gruppo hospice sono state più propense a segnalare che il loro caro aveva ricevuto la giusta quantità di antidolorifici.

Circa l'80% delle famiglie nel gruppo hospice ha riportato che la quantità dei farmaci contro il dolore era proprio corretta, rispetto al 73% delle famiglie che non hanno utilizzato i servizi dell’hospice.

Con l’hospice, il 78% delle famiglie ha detto che il paziente ha il giusto sollievo dalle difficoltà respiratorie, rispetto al 70% del gruppo non-hospice.

Inoltre, l'80% delle famiglie del gruppo hospice ha detto che i desideri di fine vita dei pazienti sono stati seguiti, rispetto al 74% nell'altro gruppo.

I pazienti hanno ricevuto ottime cure di fine vita secondo il 57% delle famiglie del gruppo hospice, mentre solo il 42% delle altre famiglie afferma ciò.

I risultati, per questi pazienti che avevano caregiver familiari, potrebbero non applicarsi ai pazienti senza caregiver familiari, osservano i ricercatori. È anche possibile che pazienti con diverse tipologie di cancro possano avere esperienze diverse.

Ma anche così, i risultati incrementano le evidenze che collegano l’hospice ad una migliore qualità di vita dei pazienti, una maggiore probabilità di morire nell’ambiente prescelto e meno angoscia nel lutto per i caregiver, ha detto la dottoressa Camilla Zimmermann, una ricercatrice di cure palliative presso l'Università di Toronto, che non è stata coinvolta nello studio.

I pazienti e le famiglie devono sapere che iniziare il percorso hospice prima degli ultimi 30 giorni comporta una migliore qualità delle cure alla fine della vita, la Zimmermann ha affermato via e-mail.

Il dottor Preeti Malani della University of Michigan ad Ann Arbor ha evidenziato che quando le persone ricevono poca o nessuna assistenza hospice spesso è, almeno in parte, perché né i pazienti né le famiglie conoscevano precocemente le possibili opzioni di cura relative al fine vita.

"Discussioni aperte circa l’assistenza di fine vita con la famiglia e con l'equipe medica che ha in cura il paziente devono avvenire quanto prima e procedere in maniera continuativa" ha precisato via e-mail il dr. Malani, che non faceva parte dello studio. "Ci deve essere anche un maggiore riconoscimento delle cure palliative (non dell’assistenza hospice) come complementari alle terapie curative”.

I trattamenti palliativi sono utilizzati per alleviare i sintomi. A differenza dell’hospice, le cure palliative non richiedono ai pazienti di rinunciare ai trattamenti attivi contro il cancro o di avere solo sei mesi o meno da vivere, ha detto Dio Kavalieratos dell'Università di Pittsburgh.

"Le cure palliative possono essere fornite dal giorno della diagnosi e possono contribuire a facilitare la transizione verso l’hospice, se necessario" ha aggiunto via e-mail Kavalieratos, che non è stato coinvolto nello studio.

vai all'articolo originale: >> Study shows hospice care linked to higher family satisfaction By Lisa Rapaport - January 05, 2017   J Clin Oncol 2016.  Study shows hospice care linked to higher family satisfaction By Lisa Rapaport - January 05, 2017   J Clin Oncol 2016.  

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Redazione: Daniela Cattaneo, Emanuela Porta, Lea;  

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