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In tempi passati, quando il cambiamento sociale e l'evoluzione delle cure mediche si muovevano a un ritmo più lento, la formazione medica faceva lo stesso. Quei giorni sono finiti, ma le scuole di medicina sembra che non se ne siano accorte. Formare nuovi medici negli odierni contesti sociali, politici e sanitari in rapida evoluzione richiede un tasso di cambiamento curricolare più rapido che mai, e le nostre scuole di medicina sono in ritardo.

Come studenti di medicina che studiano i sistemi sociali e politici che riguardano l'assistenza sanitaria, per noi è chiaro che i programmi scolastici di medicina tendono a dare poca importanza a temi socialmente rilevanti che sono di vitale importanza per la nostra futura pratica medica. [...]

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Prendiamo la nutrizione. Nei corsi preclinici, gli studenti di medicina studiano approfonditamente l'obesità, il diabete ed il rilevante ruolo svolto dalla dieta rispetto a salute e malattie. Ma l’università fornisce poca o nessuna educazione sulla nutrizione. Un sondaggio del 2015 ha rilevato che i tre quarti delle scuole di medicina non forniscono il numero minimo raccomandato di ore di educazione nutrizionale e meno della metà si occupano della nutrizione nella pratica clinica.

Le ferite da arma da fuoco sono un altro esempio. Sulla scia delle recenti sparatorie di massa la comunità medica ha ripetutamente chiesto che la violenza armata venga trattata come una situazione problematica della salute pubblica. Gli studenti di medicina si riuniscono indossando i loro camici bianchi per le proteste e partecipano alle marce, pretendendo di rappresentare la prospettiva medica su questa pressante questione politica. Tuttavia, raramente le istituzioni accademiche forniscono una guida ai medici durante la formazione sulla sicurezza delle armi da fuoco o sulla prevenzione delle lesioni da arma da fuoco, con conseguenti opportunità mancate per migliorare la salute dei pazienti e della popolazione.

I medici devono parlare della sicurezza delle armi da fuoco e della violenza armata con i loro pazienti

Come valutare e trattare adeguatamente il dolore cronico è un'altra competenza essenziale che è diventata sempre più importante negli ultimi dieci anni, ma che non è adeguatamente insegnata nei corsi di medicina statunitensi.

Una questione separata ma correlata è l'uso della marijuana a scopo terapeutico, e rappresenta un buon esempio sulle scuole mediche che non riescono a tenere il passo. 8 stati e il Distretto di Columbia hanno legalizzato la marijuana per uso ricreativo e medico. Altri 22 stati permettono ai residenti di usare la marijuana terapeutica in determinate circostanze e molti richiedono un’indicazione da parte di un medico. Eppure, la maggior parte dei medici in formazione non sono preparati ad avere conversazioni informate con i loro pazienti sulla marijuana terapeutica, per non parlare di consigliarla come trattamento. Questa discrepanza è sorprendente e riflette un fallimento da parte delle scuole di medicina ad adattarsi al cambiamento della legislazione e alle modificazioni culturali sulla marijuana.

In uno studio pubblicato lo scorso autunno, i ricercatori hanno scoperto che meno di una scuola di medicina su 10 includeva la marijuana terapeutica nei propri programmi di studio. Due terzi dei presidi delle scuole di medicina hanno riferito che i loro diplomati "non erano affatto preparati a prescrivere marijuana terapeutica" e un quarto ha riferito che i loro diplomati "non erano affatto preparati a rispondere a domande su di essa".

Ancora più preoccupante, il sondaggio ha dimostrato che quasi il 90% dei medici nelle fasi finali del loro addestramento - interni e praticanti - sentiva di non essere affatto disposto a prescrivere marijuana terapeutica e più di un terzo riteneva di non essere in grado di rispondere con precisione a domande al riguardo. Quasi l'85% ha riferito di non aver ricevuto alcuna istruzione sulla marijuana terapeutica durante i corsi o l’internato.

Le scuole di medicina possono essere caute nell'entrare in una questione così controversa e politicamente rilevante. Ma non hanno bisogno di prendere posizione sull’utilizzo medico della marijuana per insegnare ciò che si sa al riguardo. Ci rendiamo conto che la politica e la legge potrebbero lasciare indietro il consenso medico, ma dobbiamo prepararci a prenderci cura dei pazienti nel mondo reale, dove la politica e la legge influenzano la medicina.

Cerchi la marijuana terapeutica? Non aspettarti molta supervisione "medica"

Dato che la marijuana è ormai un'opzione terapeutica in molti stati, e che alcuni dei nostri pazienti la richiederanno, dobbiamo essere abbastanza informati per guidare i nostri pazienti in base all'evidenza e capire quali potrebbero trarne beneficio.

Oltre all'obbligo di preparare adeguatamente gli studenti, le scuole di medicina dovrebbero includere la marijuana terapeutica nel curriculum come imperativo della salute pubblica. La prescrizione di marijuana terapeutica è stata associata a meno prescrizioni di oppioidi, minore abuso di sostanze correlate agli oppioidi e meno decessi per overdose da oppioidi. Mentre ci sono molti modi per spiegare questi dati, un punto chiave è che rispetto agli oppioidi, la marijuana offre un minor rischio di dipendenza e praticamente nessun rischio di overdose, ma è comunque efficace nel trattamento del dolore. La marijuana medica può essere uno strumento sottoutilizzato per combattere la problematicità degli oppioidi e le scuole di medicina possono aiutarci ad utilizzarla.

La più recente ricerca che dimostra che un maggiore accesso alla marijuana può ridurre la prescrizione di oppioidi, e quindi ridurre il rischio di un uso improprio degli oppioidi, non fa che aumentare l'urgenza con cui è indispensabile preparare su questo argomento.

Le polemiche continue sui pericoli della marijuana in alcune popolazioni, come gli adolescenti, rendono ancora più essenziale l'educazione su di essa. Bisogna capire quando sono indicate le opzioni terapeutiche con la marijuana e altre basate sulla cannabis e, al contrario, quando i rischi possono superare i benefici.

L’informazione sulla marijuana terapeutica è particolarmente importante per gli studenti che studiano in stati in cui è legale e dove l'epidemia da oppioidi è dilagante. Se rimanessimo in Massachusetts dopo la laurea ed esercitassimo qui, saremmo medici migliori per i nostri pazienti se ci venisse insegnato di più sulla marijuana terapeutica.

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Se le scuole di medicina continuano a rimanere indietro nell’istruire sulla marijuana, i medici che si diplomeranno saranno mal preparati quando i loro pazienti chiederanno di usarla. Ma se le scuole di medicina si impegnassero ad integrare i corsi preclinici e clinici con conferenze o dibattiti sulla marijuana terapeutica - comunicando ciò che si sa, cosa no e come sono coinvolti i medici - ci preparerebbero a cogliere opportunità spesso mancate per servire al meglio i nostri pazienti.

Lo stesso vale per la nutrizione, la sicurezza con le armi da fuoco, il dolore cronico e una miriade di altri problemi. Una migliore copertura di questi argomenti nei programmi delle facoltà mediche migliorerebbe la capacità dei neodottori di prendersi cura dei pazienti e di migliorare la salute delle comunità in cui operano.

Non sono necessari corsi di tanti mesi. Poiché la formazione medica si basa sempre più sull'apprendimento basato sui casi, le opportunità abbondano per insegnare questi argomenti in modi efficaci. Ad esempio, i membri della facoltà possono tenere dimostrazioni interattive su come un medico può procedere in una situazione in cui un paziente si presenta con una lombalgia cronica e chiede informazioni sulla marijuana terapeutica, guidandoci nei passaggi della valutazione, del processo decisionale e dei controlli successivi.

Se la formazione medica non sempre tiene il passo, non è mai troppo tardi per recuperare.

Suhas Gondi è uno studente della Harvard Medical School.

Andreas Mitchell è uno studente della Harvard Medical School e un candidato ad un master alla Harvard Kennedy School of Government.

vai all'articolo originale: >> Med schools need to get with the times on medical marijuana, chronic pain, and more By SUHAS GONDI and ANDREAS MITCHELL APRIL 24, 2018

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